venerdì 18 febbraio 2011

La crisi del centocinquantesimo anno


Evviva la crisi! Non c’è niente di più salutare di una sana crisi per risvegliarsi dal torpore! La crisi scuote, fa’ riflettere, ti costringe a fare ammenda! Pensate a quella famosa del settimo anno delle coppie. Superata quella, si sa di avere davanti un periodo di rinnovato sentimento reciproco! O l’altra, quella adolescenziale: tremenda! Quindici anni, quindici anni… cantavano i “Vicini di Casa” nel ‘76. Un’età problematica dove non sei né carne, né pesce. Un disorientamento totale. E al popolo italiano, gliela vogliamo concedere una crisi? Se ad un ragazzo viene a 15 anni ad un popolo potrebbe venire dopo 150? Io credo di sì. I segni di una natura ancora adolescenziale ci sono tutti, sapete. Siamo un popolo disorientato che ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Non riusciamo a ragionare e a operare in maniera omogenea. Poco inclini all’ordine e alle regole, ribelli per natura ma solo individualmente. Rimaniamo ipnotizzati dai luccichii delle illusioni e perdiamo il senso della misura e della realtà. Una personalità “centrata” ancora non ce l’abbiamo, siamo privi di un’identità nostra, ragione per la quale viviamo di emulazioni. Vorremmo assomigliare ai grandi, agli adulti che ci hanno spiegato come e cosa dovevamo essere fin dal primo giorno dello sbarco dei Mille a Marsala, protetto dalle navi da guerra inglesi. Vorremmo essere inglesi, francesi, americani, svizzeri, persino tedeschi dimenticando, dopo neanche vent’anni, le angherie da loro subite e mettendoci addirittura ad emularli. Loro ci vogliono relegati qui a fare i guardiani di vestigia del passato, chiusi nelle stanze di un museo sterminato, del quale siamo prigionieri. Vi prego di voler comprendere l’essenza delle mie parole giungendo fino all’ultimo punto di quanto sto per scrivere. Non sappiamo ancora, se saremo sessualmente donna, uomo o cos’altro. Condizione talmente frustrante che porta l’uomo italiano a temere il sesso femminile dividendo le donne tra sante, vergini e mamme, le proprie, puttane tutte le altre; la donna a dover sceglier tra il sentirsi sempre strega, sporca e peccatrice secondo morale e tradizion cattolica e il ribellarsi, dividendosi tra chi puttana non vuole essere e chi invece, in fondo, tale ruolo brama ricoprire. Viviamo costantemente l’ansia d’avere la coscienza spaccata a metà tra il dover obbedire alle leggi divine del Vaticano, per evitare le pene dell’inferno e il rispettare le leggi di uno Stato mai compreso, per evitare le pene terrene, sentendoci braccati come lepri in una battuta di caccia. Persino il festeggiar il compleanno c’ha fatto paura! Forse avevamo paura, o avevano paura, di dover fare ammenda per timore di dover confessare d’aver scientificamente pianificato falsi miti e slogan, al solo fine di far sorger un movimento politico che ci ha mentalmente retrocessi all’età comunale? Basta italiani, alzate la testa! Raddrizzate la schiena perché è l’ora della riscossa. Facciamo tesoro del nostro passato e guardiamo fiduciosi verso il futuro! Siamo gli unici ad avere, alle spalle, un bagaglio culturale di 3000 anni. Usciamo dai confini comunali e distogliamo lo sguardo dal grigiore e dal freddo della profonda Europa! A sud c’è tutto un mondo nuovo che sta nascendo in un fermento rivoluzionario, pari a quello dei moti del ’48! Noi siamo al centro del Mediterraneo e tocca a noi fare da punto di riferimento. Roma è stata grande, la blasonata Venezia è stata grande! Lo sono state solamente perché hanno volto il proprio sguardo a sud, al mare, a quel mare che possiamo, dobbiamo, far tornare nostrum.

Fabio Pozzerle

2 commenti:

  1. vaca boia Fabio a te si come un caterpilar quando te te ghe meti, le to parole, le to frasi ogni riga le come, un tsunami, che investe e affonda chi no vol rendarse conto che pi se va avanti la mannaia del'ipocrisia e dela falsita' impera. scolta ma eto mai pensa' de scrivar qualche libro o magari par qualche giornal?

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  2. Grazie Patrizio dei tuoi commenti che spero anche altri prima o poi comincino a lasciare.
    Ai giornali mando sempre tutto; il libro lo sto scrivendo, sono a metà predica..

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