giovedì 3 febbraio 2011

 

 

 

Ri-Generazione

 

Di fronte al piano di interventi per stimolare la ripresa del nostro paese presentati da Berlusconi, ci siamo trovati davanti a differenti prese di posizione da parte delle forze politiche. Tra i vari sì e no, c’è chi invoca le elezioni. A prescindere dalla bontà o meno delle proposte o dall’opinione di ciascuno rispetto alle proposte, la domanda che mi pongo è se la situazione, quand’anche si arrivasse alle elezioni, potrebbe subire un cambiamento radicale oppure no. Sarà sufficiente sbarazzarsi di B per consentire un cambiamento della situazione economica, politica e sociale? Con tutta la buona volontà che ci possa mettere il vincitore, ritengo che, anche un eventuale passaggio elettorale, non muterebbe un quadro ormai compromesso da un ventennio preparatorio fondato sulla videocrazia che ha plasmato le menti degli italiani preparandole a ricevere un concetto di società e un modello di vita basato sull’apparenza e sull’effimero, affine a quello che B da tempo professa e pratica.

Temo che avremo semplicemente un risultato elettorale pressoché immutato in termini relativi riguardo alle preferenze, ma ridotto nel numero dei votanti in termini assoluti. Badate però, non parlo di preferenze partitiche. Parlo di programmi elettorali e progetti politici che non potranno discostarsi da quelli attuali perché ahimè, un partito per vincere ha bisogno del consenso della maggioranza degli elettori e, se quegli elettori sono stati “programmati” per rispondere a determinati stimoli,  o dai loro in pasto ciò che possono ricevere, il berlusconismo, oppure non vinci. Da ciò se ne deduce il fatto che la classe politica e dirigente oggi non sia in grado di fare nient’altro di diverso se non occuparsi delle partite correnti, seguendo l’andazzo generale perché non vuole esporre se stessa al rischio di dover rinunciare alla propria posizione di privilegio. Diversamente, per dare il via ad una trasformazione  profonda, occorre stimolare quella rivoluzione culturale, necessaria a rompere gli schemi e riprogrammare  le menti di tutti noi. Serve riflettere profondamente sul nostro modo di concepire la società, l’economia, la nazione a partire dal fatto di arrivare finalmente a sentirsi popolo a tutti gli effetti (sarebbe ora) dalla Vetta d’Italia a Lampedusa e da Bardonecchia ad Otranto e questo a prescindere dal modello di stato che ci si voglia dare. Un popolo che abbia la capacità ritrovata di saper mettere in connessione tra loro le menti e le vite di tutti gli individui che sentono di riconoscersi nel destino collettivo di chi vive entro i confini della nostra Repubblica e che vogliano porre al primo posto gli interessi collettivi rispetto a quelli individuali. In sostanza occorre creare, per l’appunto, una nuova generazione rigenerata.

 

Fabio Pozzerle

 

4 commenti:

  1. Bene bene, sono contento che hai creato questo blog e condivido pienamente il tuo primo post.
    Sopratutto quando dici che:"anche un eventuale passaggio elettorale, non muterebbe un quadro ormai compromesso da un ventennio preparatorio fondato sulla videocrazia....." Vai Fabio!
    M.S.

    RispondiElimina
  2. Ti ringrazio del sollecito Stefano! Mi servirà da sprone. Non mancherò di insistere... come sempre, del resto.

    RispondiElimina
  3. Bene Fabio, prendendo atto della situazione e della condizione in cui ci si trova, trovare una piazza virtuale come la tua può consentire di far confluire molto di più di riflessioni relative ad una appartenenza o a una visione particolare delle cose ma può diventare luogo di comunicazione di pensieri, progetti, azioni in modi tutti da inventare per un mondo che attende con ansia la riscossa dell'umanesimo di fronte a questa caduta indegna della parte umana di questo mondo che si ritiene "civile". Sappiamo. Bene, cosa facciamo? Vie democratiche? La democrazia manca da molto tempo, prima di questo governo vile, assente, servo che produce servilismo e cervelli segaturizzati e intasati di ogni cosa, espressione massima di questo crescere di assenza democratica dovuta all'eterna adolescenza di un popolo che nella storia non è mai stato più capace di governarsi da quando è caduta Roma...

    RispondiElimina
  4. ...questo popolo è donna e della peggior specie, come riteneva Mussolini, la democrazia non sa adoperarla, non sa cosa è, soprattutto dal mondo dell'economia e dell'impresa viene considerata inutile, costosa, uno spreco di tempo inutile, un popolo ignorante non sa che farsene delle perle del diritto dell'uomo all'emancipazione dal lavoro produttivo a favore del lavoro collabor-attivo con il netto migliorare delle sue condizioni di vita , le getta ai porci della globalizzazione selvaggia e alle nuove nazioni del mondo, Exxon, Total, Haliburton, ecc ecc, si perchè con il crollo delle torri sono iniziati a crollare i confini delle nazioni ma non come immaginavamo da piccoli ma con la perdita progressiva di identità storica, politica, di territorio, di arte, DI DIRITTI di qualunque tipo...a favore di nazioni la cui costituzione è la finanza e la produzione di denaro il cui primo articolo è " il pesce grande MANGIA o distrugge il pesce piccolo, a qualunque costo ". Dobbiamo sabotare questo sistema a cominciare da OVUNQUE.

    RispondiElimina