domenica 22 maggio 2011

DA PADRE A FIGLI


Scrivo a voi, figli miei, perché oggi più che mai è giunta l’ora che io lo faccia. Vi voglio raccontare una storia, la mia storia. Una storia fatta di mille speranze e di mille sogni. La storia di una vita che, come tante altre, parte in modo difficile pregna di sofferenza e di dolore. Una storia di rinunce e di umiliazioni vissuta sempre con la certezza che un giorno tutto sarebbe cambiato perché l’Italia in cui vivevo, per scassata che fosse, ti dava la possibilità di vedere sempre la luce davanti a te. Sì certo, non era comunque facile aprirsi una via ma se ti armavi di buona volontà, per povero e sfigato che fossi, ce la potevi fare. Non ti dovevi preoccupare della salute tua o dei tuoi genitori perché comunque di ospedali ce n’erano tanti e distribuiti vicino casa e questo ti consentiva di accudire i tuoi cari senza costose visite presso strutture private. Pur nelle avversità peggiori era la scuola pubblica che ti permetteva di andare a scuola. Una scuola che era aperta a tutti e che garantiva a tutti un buon insegnamento e per buono intendo quello che ti apre la mente, ti consente di spaziare con la fantasia e trovare il tuo posto nel mondo senza inutili indottrinamenti ed eccessivi costi economici per la tua famiglia. Potevi sognare e vedere il tuo futuro. Potevi scegliere se studiare fino a 13 anni e fare il manovale oppure fino a 16 e fare l’operaio generico. Se a 17, saresti stato specializzato; invece a 19 diplomato. Per i più bravi ed abbienti, 4 anni e la laurea da ingegnere o dottore. Ma potevi pure sbagliare, perché a 14 anni è normale sbagliare, andartene a lavorare e poi recuperare con i corsi serali garantiti tutti dallo Stato e fare quel salto che solo nell’età matura, magari, sentivi il bisogno di fare. Il lavoro, sapete, si trovava a tempo indeterminato, magari con 1 o 2 anni a tempo determinato, ma poi alle aziende di allora serviva garantirsi la fedeltà dei lavoratori e ti assumevano: punto. E allora tu sapevi che, tempo 35 anni al massimo, saresti andato in pensione tra i 50 e i 60 anni (14+35=49). Ma lo sapevano anche i laureati (25+35=60). Era facile farsi una famiglia e te la potevi fare prima dei 30 anni perché eri già sistemato, lavorando già da almeno un decennio. Pensavi alla casa che sapevi di poter pagare in 10 anni e non in 40. La macchina la pagavi in un anno, massimo 2 e non in 5. L’affitto pesava per un 15/20% dello stipendio fisso e non per un 50/60 su uno stipendio mai certo. Pensavi ai figli che facevi molto presto così d’aver le forze d’accudirli da piccoli per poi crescerli nell’adolescenza, mentre tu eri ancora in forze e nel pieno dei tuoi 40 anni. Sapevi già che loro, entro i tuoi 50, sarebbero già stati autonomi e con la loro famiglia mentre tu ti avviavi a goderti una pensione meritata in una età che ti consentiva ancora di godertela. I più anziani si sentivano paghi del fatto di aver condotto a termine il ciclo della vita e di averla garantita ai propri figli e nipoti. Ma oggi sono qui, davanti a voi, a raccontarvi tutto questo e non posso fare a meno di ingoiare lacrime amare per un futuro che non sarà affatto come il mio. Parlo a voi ma non solo. Parlo a tutti i figli di quest’Italia che vedo come figli miei. A tutti i giovani, alla Giovine Italia.Vedete, qui non è un problema di destra o di sinistra e nemmeno di nord o sud. E’ il sistema che ci organizza che vi caccia dove siete. Ma non vi preoccupate, un sistema è solamente un sistema, un modo di vivere e di organizzare l’esistenza di un popolo. Un sistema si può cambiare così com’è sempre stato nella storia. E il modo migliore per cambiarlo è quello di rifiutarsi di farvi parte. Occorre indignarsi e fermarsi. Questo, naturalmente, farà molto arrabbiare politici e politicanti, corruttori e concussi, mafiosi e camorristi, evasori fiscali ed elusori; speculatori e banchieri, detrattori del debito come ricchezza per i signoraggi monetari che si intascano; manager saltimbanchi e industriali parassiti iscritti alla setta del Dio Mercato; economisti profeti del dumping salariale e della precarietà necessaria; proprietari e lacchè della stampa del regime del bunga bunga e del Grande Fratello e molti altri ancora. Non temete figli miei, prendete la mia mano, la mano di vostro padre. Venite con me e camminiamo insieme sicuri che, tenendoci ben saldi, non ci potranno dividere. La mia generazione unita alla vostra generazione. Anche voi, voi che mi leggete. Se siete padri, raccontate la vostra storia ai vostri figli e date loro la mano. Se siete figli dite ai vostri padri di raccontarvi la loro storia; poi cercate la loro mano e stringetela. Così, tutti insieme, tenendoci per mano, smettiamo di fare ciò che stiamo facendo e scendiamo nelle piazze. Immaginiamo come vorremmo che fosse la nostra vita e da un semplice gesto, la mano nella mano, cominciamo a costruirla, a sognarla. Tutti insieme cominciamo a ricostruire la vita di tutti noi e dell’Italia nella quale sognamo di vivere.

domenica 15 maggio 2011

ThyssenTruppen


C’hanno invasi e li abbiamo lasciati invaderci. C’hanno comperati e ci siamo fatti vendere. C’hanno saccheggiati e ci siamo lasciati saccheggiare e per finire c’hanno pure ammazzati. E noi? Noi ci siamo inchinati come servi di fronte alle ThyssenTruppen. Lo abbiamo fatto in nome del libero mercato e delle sue sacre regole mentre loro ne costruivano uno sacrilego all’estero e senza regole perché quelle le rispettano ma solo in patria. Fuori, invece, diventano tiranni. E noi? Noi, da coglioni, ci siamo bevuti il fatto che lo Stato non potesse esser imprenditore efficiente e ci siamo liberati anche dei gioielli parastatali cedendoli ai maestri dell’economia privata che di privato non ha proprio un fico secco visto che dietro ci sono sempre i Reich di turno a sovvenzionare. A proposito: a che Reich siamo arrivati? Quello del Fuhrer era il terzo: quello della Merkel che numero ha? E noi ad applaudire alla firma del patto d’acquisto così come facemmo col Patto d’Acciaio. Li abbiamo accolti eccitati, ansiosi di vederci liberati dal giogo delle inefficienti aziende statali. Ci siamo seduti come scolaretti ubbidienti nei nostri banchi ad imparare come si diventa grandi così come facemmo col Ribbentrop d’allora. Volevamo meno Stato e più libero mercato. Loro infatti ci hanno liberato dallo Stato e lasciati in mutande ma con un libero mercato che di libero non ha proprio nulla, visto che siamo servi e poveri più di prima. E rieccola qui l’italietta giolittiana, oggi berlusconiana, che applaude e si inchina alle ThyssenTruppen tedesche che poi girano i tacchi e se ne vanno, dopo essersi presi ciò che gli interessava avere. Servi, solo servi! Ecco ciò che siete! Altro che imprenditori! Altro che politici! La nostra Nazione si merita altro! Il popolo si merita altro! Ma diteci: è o non è strategico l’acciaio? All’Italia serve o non serve avere le acciaierie? Ma lo sapete che tutto ciò che ci circonda o è fatto con l’acciaio oppure viene prodotto con macchine fatte d’acciaio? E se a noi manca l’acciaio, ditemi, come facciamo a costruire ciò che ci serve oggi e domani? Loro, “i nostri maestri”, l’acciaio lo considerano strategico e quando lo considerano strategico diventa interesse della nazione averlo. Se è interesse della nazione allora lo Stato DEVE ASSOLUTAMENTE procurare di saperlo fare, l’acciaio. Solo che la Merkel, da brava massaia dice che VALE la pena di saperlo fare mentre, i nostri imprenditori-politici, ignoranti della saggezza popolare direbbero che COSTA la pena saperlo fare. Perché da sempre, sapersele fare in casa le cose, è più conveniente che farle da un’altra parte per poi comperarle già fatte! Lo sanno le massaie da Libro Cuore così come ogni singolo cittadino di questo stramaledetto paese che da sempre sa che, per sopravvivere, serve sapersi arrangiare perché… “chi fa da sé fa per tre”!! Se quella casa si chiama Italia e il popolo si chiama nazione, allora spetterà alla massaia chiamata Stato procurare di saper fare l’acciaio! Oppure no!? Che ne dite di una casalinga al governo?

Obamarameo cucù!


Gheddafi dixit: ragazzi, aribandus! Fermi tutti! Casa cic e ciac! Tana! Qui non mi potete prendere altrimenti… Altrimenti non gioco più con voi a guardie e ladri! E comunque sappiate che, per questa volta e solo per questa volta, il ladro lo faccio io ma poi, come sempre, tornerete a farlo voi: d’accordo!?Non pretenderete che, adesso che i popoli arabi stanno risorgendo con rivolte benedette (Allah sia benedetto!) che vogliono mandare al creatore (il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, fratelli d’Arabia!) me e tutti i miei cari colleghi monarchi o tiranni, dal Marocco alla Siria, accettiamo di buon cuore di farci licenziare senza giusta causa da voi che ci avete assunti decenni orsono!? Decenni durante i quali vi siete presi tutto il petrolio e le materie prime che vi servivano, in cambio di una paga lauta sì ma fatta di dollari insanguinati che poi da scemi ci siamo fidati a depositarvi nelle vostre banche. Per non parlare delle armi che ci avete venduto, anche quest’ultime pagate con dollari finiti anch’essi nelle vostre banche, per tenere buoni quelli che oggi ci vogliono fare fuori. Ve l’avevamo detto che non poteva durare all’infinito la storia degli aiuti umanitari fatti di altri dollari “prestati” che dovevano essere restituiti con tanto d’interessi (bell’aiuto!). E infatti oggi il vostro Fondo Monetario Internazionale (la banca degli States), ci sta str(i)ozzando i “debiti pubblici” tirandoci verso il Fondo dei barili vuoti ma neri come (i)la p(etrolio)ece, impoverendoci ulteriormente in maniera da rimanervi invischiati del tutto, buttandoci ancor più a Fondo perché a galla ci deve restare il debito pubblico americano che potrebbe esplodere se chi fornisce le materie prime si inventasse di commercializzarle in Euro o in Yuan cinesi.
Ed io dovrei restare qui a prendermi le vostre bombe per mandare a Fondo anche me?
Ma voi siete scemi!! Io non gioco più: me ne vado!
Marameo!

lunedì 2 maggio 2011

1 Maggio 2011: capitolazione di una capitale.


L’Italia oggi non c’è più! Oggi Roma ha abdicato! Lo Stato ha abdicato per appiccare la miccia alle bocche da fuoco dei cannoni di una Chiesa-Stato che da oggi ha sancito di essere il centro del mondo ma soprattutto, il centro dell’italianità. Il vuoto delle nostre istituzioni lo hanno riempito loro. Oggi la capitale d’Italia è tornata ad essere la capitale dello Stato Pontificio che finalmente rende del tutto compiuti quei patti lateranensi serviti solo alle ambizioni fascistoidi che hanno cancellato, dopo appena 70 anni, quella laicità dello Stato conquistata col sangue dei nostri patrioti. Con quell'atto la Chiesa cattolica perse l’occasione di redimersi dalle vergogne del passato secolare. Oggi, perseverando, è ritornata del tutto a dichiarare la supremazia della cristianità su ogni cosa sfruttando la grandezza di un Giovanni Paolo II, il quale fu effettivamente un gigante della fede. La sua statura non l'avrebbe mai fatto scendere ad affermare, come nell’omelia di oggi in piazza San Pietro, che la speranza fosse stata usurpata dal solo marxismo. Perchè, sinceramente, faccio fatica a bermi il fatto che quella speranza usurpata, non lo fosse stata anche dal capitalismo dell’Opus Dei, delle potenti congregazioni religiose, della Compagnia delle Opere, dello IOR, dei Marcinkus che passò poi dai Calvi del Banco Ambrosiano, dalla Mafia e dalla P2. Solo pagine buie di un passato remoto crollato anche questo sotto le macerie del muro, oppure.....? E perchè dichiarare questo proprio oggi? Siete proprio coinvinti che fosse questa la giornata più adatta? Perchè avendolo fatto oggi, magari sono un visionario io, si è centrata proprio la giornata perfetta per cancellare l’unica cosa rimasta che potesse ricordare, anche solo lontanamente, che esiste un altro mondo. Un mondo di laici, non necessariamente comunisti, che sperano ancora che il popolo possa liberamente decidere il proprio futuro, senza aver bisogno di monarchi nostalgico medievali, che usano la cultura della paura, dell’afflizione e della pena per guidarlo. Un popolo al quale era rimasta un’ultima festa: il 1 maggio! E i nostri…? Ma quanto faccio fatica ad usare l’aggettivo possessivo “nostri” e, infatti, mi correggo. Gli "onorevoli" che occupano gli scranni delle nostre istituzioni, quelle sì che sono NOSTRE, non si sono persi l’occasione per spingere sull’acceleratore del loro programma cultural-massonico-piduista, che sfrutta i nuovi patti lateranensi mai scritti. Quelli che demoliscono lo Stato e consegnano nelle mani delle opere religiose o filo cattoliche le credenziali e i lauti compensi, che consentono loro di sostituirsi ad esso, lo Stato, nello stato sociale. Al Wojtyla in odor di santità ha reso omaggio anche il Silvio che a quella santità aspira e che, per togliersi di dosso l'olezzo delle sue azioni e della vergogna del bunga bunga, ha schierato tutto il potere mediatico che possiede e controlla, facendone un obolo che spera lo conduca all’indulgenza plenaria. Per seguire l’evento ha fatto occupare tutti gli spazi televisivi e informativi facendo sparire del tutto ciò che noi siamo, ciò che finalmente avevamo appena cominciato a ritenere fondamentale d'avere per sentirci ancora vivi come Italiani: l’Unità d’Italia. Cittadini una sola voce oggi si levi dentro di noi: RIVIVA L’ITALIA!!!