lunedì 26 dicembre 2011

LA PROPRIETA’: DA FURTO COMUNISTA A DEUS EX MACHINA LIBERISTA (PARONI A CASA NOSTRA!)

LA PROPRIETA’: DA FURTO COMUNISTA A DEUS EX MACHINA LIBERISTA (PARONI A CASA NOSTRA!) Solo un popolo adolescente e poco acculturato come il nostro può avere una così gran confusione in testa sul concetto di proprietà. Non pretendo che sia una verità il fatto che la proprietà privata non esista o sia un furto ma nemmeno che si possa esser proprietari di tutto. Si può essere proprietari, “paroni”, di casa nostra, di un terreno, di una macchina, di qualsiasi oggetto ma non si può essere proprietari, cioè “paroni”, di chi possiede una personalità. Un cittadino di una certa cultura possiede quell’autonomia intellettuale che gli consente di prendere coscienza di sé e di non considerarsi proprietà di nessuno. Noi invece abbiamo nelle nostre radici, nei nostri geni ancora la mentalità feudale del mito del padrone. Ci sentiamo tranquilli se ne abbiamo uno oppure, l’esser padrone, rappresenta un mito ed una meta per sopperire, col bisogno di potere, all’ignoranza profonda che in genere abbiamo e che ci impedisce di trovare anche le parole più semplici per affermare l’autonomia del nostro essere. Allo stesso modo delle personalità proprie, però, non si può essere proprietari e nemmeno paroni, delle personalità giuridiche. Cioè si può essere proprietari di tutto ma non di un soggetto di diritto, sia che si tratti di una persona, sia che si tratti di un’azienda. E questo è il punto! Un’azienda è una macchina di proprietà della collettività che serve a produrre ricchezza e a distribuirla. Quella macchina, per funzionare, ha bisogno di due cose: i capitali da un lato e il lavoro dall’altro. Quella macchina è un elemento prezioso da tutelare ad ogni costo, anche dalla mala gestione che ne dovessero fare gli amministratori i quali non sono e non saranno mai proprietari, “paroni”, dell’impresa né tantomeno della forza lavoro. Quell’azienda è proprietà della collettività e quindi controllata a vista dallo Stato, che già oggi la può togliere agli amministratori incapaci, ma che non ci sarebbe nulla di male se la gestisse direttamente magari per impedire che quel patrimonio sia disperso a causa di una classe dirigente incapace ed evitare che, domattina, l’Italia possa magari risvegliarsi scoprendo di non potersi più chiamare potenza industriale perché le industrie non ci saranno più! Nazionalizzare non è una bestemmia! E’ una necessità se non un dovere farlo per uno Stato, almeno su ciò che si ritiene strategico per la nazione, quando si deve salvare l’interesse nazionale che significa, in questo momento, salvare il popolo dalla crisi.

1 commento:

  1. barbara maggiolo30 dicembre 2011 20:58

    Hai colto il nocciolo della questione ....

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