giovedì 5 gennaio 2012

MAFIA: in memoria di Peppino Impastato

MAFIA: Peppino diceva che la mafia è una montagna di merda. Sì, aggiungo io, una montagna che parte dalla Sicilia e arriva fino all’Alto Adige. Una montagna che corre da est ad ovest (da Bardonecchia ad Otranto); da ovest ad est (da Trieste a Sant’Antioco in Sardegna). Una montagna che attraversa tutto il paese. Una montagna che lo penetra in ogni luogo sia esso ricco, sia esso povero; sia in città, sia nei piccoli borghi; sia nelle pianure, sia sui monti che si chiamino Alpi o Appennini. La mafia è dovunque perché è dentro ciascuno di noi e ci segue ovunque noi siamo. La mafia non è solo una cosa che spara e traffica droga. La mafia è un atteggiamento, un modo di comportarsi, un modo di fare. Cosa c’è? Vi da fastidio quello che dico? Facile parlar di mafia e di mafiosi quando si parla degli “altri”: i terroni. Eppure guardatevi intorno. Io lo faccio; mi guardo intorno e vedo corruzione ed immoralità da parte di molti ed indifferenza acquiescente di molti altri. Accade che la brama di potere e di ricchezza porta ad una irresistibile pulsione individualista. Questa porta verso una necessità di badare da soli al mondo personale che individualmente ci si costruisce, sgomitando per avere un rapporto esclusivo col singolo amministratore che garantisce così favori in cambio di altri favori. Di favore in favore si arriva a sentirsi obbligati. Obbligati verso l’altro che ricambia col sentirsi, a sua volta, obbligato. Questo vincolo reciproco scende lentamente verso un vulnus ricattatorio reciproco, profondo, sottile e diffuso. Talmente diffuso da non essere visto. Di favore in favore, di obbligo in obbligo, di ricatto in ricatto, finisce che, per far fronte a tutti quegli impegni reciproci, si arriva a devastare interi territori. Territori come quello veneto, ad esempio, divorato dal cemento delle migliaia di fabbrichette, di casette, di depositi agricoli finti; di ampliamenti e cambi d’uso che “sfuggono” all’amico geometra comunale o al vigile urbano; di zone edificabili che continuano a nascere o scomparire sui piani regolatori a seconda del proprietario dei terreni o per favorire le imprese “vicine” all’amministrazione comunale. Dei piccoli favori si sa ma non si dice perché… non conviene. ”Lascia stare, fai finta di non avere visto o sentito. Non denunciare perché non si sa mai che anche tu ne possa aver bisogno, dell’appoggio di quello li”. Come lo chiamereste voi quest’atteggiamento? Omertoso? E un sistema basato sui favori reciproci? Corrotto, forse? E la cricca dei poteri forti che opera per avere assegnato un appalto, un lotto edificabile; per avere precedenza nel disbrigo delle pratiche o nell’ottenere dei finanziamenti? Malaffare? O, forse, lo dovremmo chiamare atteggiamento mafioso e quindi mafia? Peppino, avevi ragione a dire che la mafia si può sconfiggere. L'unica cosa che ti ha sconfitto e' stata la solitudine che si fece attorno a te. Sei stato un eroe, e' vero. Ahimè sei stato "solo" un eroe, aggiungo, perché purtroppo tali si diventa dopo esser morti, soli come cani, per l’ignavia di molti altri. La mafia si può vincere solo se a combatterla c'e' un esercito di dissidenti che disobbediscono alle sue leggi, da Bolzano a Lampedusa; da Bardonecchia ad Otranto. Non e' un problema della sola Sicilia!! La mafia e' ovunque attorno a noi. E' un atteggiamento; un modo di comportarsi, di porsi. Da nord a sud, in troppi si comportano da mafiosi e in troppi accettano quel comportamento. La mafia, ripeto, e' dentro tutti noi. O cambiamo caratterialmente come italiani oppure la mafia non si sconfigge. Questo e' il punto di partenza.

1 commento:

  1. ebbravo il Nostro picciotto, tu continui a scrivere , verita' su verita'.. che per caso vuoi vincere il premio sulle verita'? mi sa che stavolta hai acceso una miccia di una bomba che speriamo gli scoppia in faccia a chi sappiamo noi!
    Ti salutiamo ee..baciamo le mani

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