sabato 22 giugno 2013

INTERVENTO AL DIRETTIVO FIOM DI VERONA

E’ da tempo oramai che la nostra organizzazione ha focalizzato la sua attenzione sul divulgare a ripetizione allarmi e dati sulle conseguenze della crisi. Lo stiamo facendo da anni elencando giorno per giorno un’infinità di dati; elaborando studi e teorie sulle cause e sugli effetti di questa crisi; promuovendo continue iniziative e facendo partecipare Landini a migliaia, oramai, di trasmissioni televisive lanciando continui messaggi d’allarme. Tutto questo io credo, ne sono convinto, con una caratteristica di fondo che personalmente, ma non credo di essere il solo, ho sempre attribuito e attribuisco alla Fiom, e cioè quella di essere sempre precorritrice dei tempi nelle proprie analisi e decisioni da prendere: un’avanguardia insomma. Della crisi abbiamo parlato a lungo. Sono anni che lo facciamo. Sono anni che continuiamo a ripetere e aggiornare ogni tipo di analisi e valutazione. In particolare sono gli effetti ad impressionare; i dati. Francamente, ad oggi credo ne bastino pochi per riassumere tutto ciò che ci interessa: 1. La crisi non è uguale per tutti; il 10% delle famiglia detengono il 47% della ricchezza nazionale. Cioè 800 mld dei 1600 complessivi, vengono spartiti tra 2,4mln di famiglie con 333mln per famiglia. Quindi i soldi ci sono e sappiamo chi li abbia. 2. Fiscal compact e pareggio di bilancio… Cioè il debito deve essere restituito alle banche ed in 20 anni passare dal 120% al 60% del PIL. Significa che per 20 anni si dovranno fare manovre di 50 mld l’anno (manovra monti 2012 35mld) Vuol dire che se vogliamo spender un solo euro per scuola, sanità o welfare servirà una manovra di 50mld+1€. Ragion per la quale ci saranno 2 strade: Privatizzare sanità, scuola, università e welfare Aumentare a dismisura le tasse per mantenerli pubblici. 3. Oggi il Pil è a -2,3% e per fare posti di lavoro nuovi, gli economisti dicono che dovrebbe fare +2% cioè, il Pil dovrebbe fare un balzo del 4,3%: una utopia nel breve. Ergo: la crisi sarà molto lunga. Se poi non investono una lira nell’industria la ripresa dei posti di lavoro sarà ancora lontana . 4. Se domattina ci fosse un governo che facesse una politica feroce a tutto vantaggio dei lavoratori comunque servirebbero 4/5 anni per creare posti di lavoro; 63 anni per tornare ai livelli pre crisi. Questi io credo siano i principali dati che impattano direttamente sulle nostre vite. Dati che se messi insieme credo bastino a sfatare i miti che molti di noi si portano dentro e che sono frutto del liberismo più sfrenato e dei quali dobbiamo liberarci rapidamente. Quei miti hanno portato ad una distorsione della realtà facendoci credere che le nostre esigenze e le nostre possibilità, fossero identiche a quelle dei più ricchi. Miti ed esigenze sono le seguenti: 1. Se pensiamo che non esista una classe sociale dominante che governa le nostre vite e che vive oltre ogni ragionevole limite di ricchezza fino al punto di renderci poveri, quel 10% di famiglie ricchissime mi pare che siano lì a rappresentarla. 2. Se pensiamo che per noi lavoratori possa esserci la possibilità di studiare e far studiare i figli fino all’università, curarci in ospedali e farci una pensione, mi pare che quei 20 anni da 50 mld l’uno sono lì a dirci che o scuola, sanità e welfare sono pubblici oppure per noi non ci saranno affatto! 3. Se non si fanno investimenti in misura massiccia, così massiccia come solo lo Stato può fare, per noi non ci saranno posti di lavoro entro tempi ragionevoli e saremo costretti ad emigrare all’estero. Quindi, per noi nazionalizzare diventa d’obbligo! 4. Diversamente, da subito, servono interventi immediati per prolungare gli attuali ammortizzatori sociali e soprattutto una riduzione generalizzata degli orari di lavoro, sia per salvare i posti e le attività esistenti sia per crearne di nuovi. Aggiungo un punto ed è quello sulla cittadinanza. Stiamo parlando cioè del rapporto giuridico tra la persona fisica e lo Stato. Anche qui è bene si abbiano dei punti fermi: lo Stato è sempre esistito sia con la Monarchia, sia con la dittatura, sia con la repubblica. Ma nel momento in cui nel contratto che stabilisce i limiti di quel rapporto tra persona fisica e Stato, la carta Costituzionale, vengono riconosciuti alle persone fisiche i diritti civili e politici, si passa dalla condizione di suddito a quella di cittadino. Quindi casa, lavoro, salute, istruzione e giusto salario, lo Stato deve garantire che io li abbia! Pertanto li devo pretendere e quindi li devo rivendicare e devo pretendere che lo Stato me li dia, perché stanno dentro quel contratto. Se non li rivendico ma li chiedo, beh allora io non sono più cittadino ma retrocedo al rango di suddito. Questo è il punto. Si tende a chiedere anziché rivendicare e ciò porta le persone a sentirsi subalterne a quelle più potenti. Infatti non v’è stata una risposta poderosa ed estesa per fermare l’attacco feroce ai diritti dei cittadini delle classi meno abbienti, i lavoratori dipendenti, sferrato per spingerci sempre più verso lo sconforto fino ad accettare, con la demolizione del diritto del lavoro e di quello al lavoro, di subire la regressione dallo status di cittadino a quello di suddito. Questa retrocessione, tra l’altro, si completerà, è una mia convinzione oramai confutata dai fatti, con la completa gestione dello Stato da parte delle classi dominanti, che tra l’altro non dobbiamo aver timore di chiamare nobili e borghesi. E questo avverrà grazie alla riduzione dei posti da parlamentare e della cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti. C’è un altro punto nel merito: con la crisi, al contrario di ciò che si pensa, accade che le persone anziché reagire alla loro condizione di miseria, si deprimono; si annichiliscono e abbandonano loro stesse; si lasciano andare verso la perdita della propria dignità. A dimostrarlo sono i dati che dicono che il 50% dei cassintegrati e disoccupati sono affetti da ludopatia. Siamo di fronte quindi ad un fenomeno diffuso di depressione psicologica collettiva. Quest’ultima questione io credo sia per noi molto importante perché da essa dipende la riuscita o meno delle iniziative di mobilitazione. Come ho detto più volte, noi qui siamo l’organismo dirigente della Fiom. Non possiamo permetterci di cadere nella depressione. Indicare la soluzione spetta a noi. Non è per presunzione che lo dico, quanto piuttosto per necessità e per obbligo derivante dal nostro/vostro ruolo che è quello di dover essere coloro i quali che, in questo momento storico, nel nulla dello sconforto, nell’apatia e depressione collettiva, fanno succedere le cose, ma soprattutto facciamo sempre parte della soluzione, mai del problema. In questi tempi difficili non possiamo mai essere vittime del sistema, ma di questi tempi farne i tempi migliori per costruire qualcosa di nuovo senza vergognarsi di dire d’aver paura perché ciò non è un male in quanto, senza paura non si migliora. È mio parere che quello che conta per un dirigente sindacale sia quante persone abbia saputo ispirare ed aiutare, perché spesso perdiamo la misura del coraggio che serve ad un lavoratore per sposare le tesi della Fiom. Tesi che oggi danno delle parole d’ordine che credo sia d’obbligo per noi tradurre urgentemente in un piano d’azione sul nostro territorio. Vedete, queste ultime settimane sono state per me rivelatrici delle situazioni in corso. 1. Bpw: la fine degli ammortizzatori sociali, invece di avere l’effetto di spingere le aziende ad avere un maggior senso di responsabilità sociale, le porta, supportate da Confindustria, ad usare il ricatto per spillare euro ai lavoratori minacciando di non utilizzare tutti gli ammortizzatori disponibili se non c’è una disponibilità preventiva della Fiom a sottoscrivere i licenziamenti al termine delle casse. 2. Abk – Over Quest’azienda come sapete è in crisi dal 2010. Crisi nera. Ma attenzione, non lo è perché faccia un prodotto decotto: tutt’altro! Questa è un’industria col ciclo produttivo completo dalla fonderia al montaggio su un prodotto altamente complesso e tecnologico. Opera in un campo che dà prospettive e che in questi due anni, pur con un’elevatissima inefficienza dovuta alla cigs, ha generato utili. Il problema? I soldi! E’ inammissibile, inaccettabile che per salvarla dobbiamo sperare nelle banche francesi o nel governo francese semplicemente perché le nostre banche si rifiutano di finanziarla così come fanno con il resto dell’apparato industriale che sta saltando, mentre i potenti di questa città, influenti e capaci di poter decidere dove vanno i soldi, ammanicati con potenti organizzazioni come la massoneria e l’opus dei, riescono a procurarsi i salvacondotti per fuggire le responsabilità derivanti dalle loro malefatte ordite nelle proprie industrie che fanno fallire per poi speculare su faraoniche operazioni immobiliari. La Fiom questo lo deve dire e deve mettere al primo posto la salvaguardia dell’industria veronese ponendo aziende come Over come propria linea del Piave; promuovendo tale obiettivo in ogni luogo anche con iniziative eclatanti; spingendo con ogni mezzo per fissare a livello provinciale quali siano le prerogative della nostra organizzazione in merito alla risoluzione delle crisi, a partire dalla diffusione sistematica dei contratti di solidarietà, fino a chiedere che, se proprio dobbiamo berci quei grandi progetti immobiliari (fedrigoni, Adige City,torre al Bauli, ecc.) che hanno tanto acciaio tra l’altro, si facciano imponendo che parallelamente si finanzino le industrie locali dando loro commesse. 3. La prospettiva: venerdì scorso ho avuto un incontro con un’altra azienda storica veronese della quale non posso ancora svelare il nome. Ebbene, dopo anni di stasi, si sta affacciando un importante gruppo industriale straniero interessato a rilevare una quota di maggioranza della società per svilupparla. Queste occasioni sono quello che ci serve e le dobbiamo stimolare con le nostre iniziative e col nostro agitarci. Dobbiamo convincere a sposare soluzioni d’avanguardia come i contratti di solidarietà espansivi, che anche qui hanno raccolto interesse, per aumentare l’occupazione e ricollocare i nostri lavoratori che perdono il lavoro da un lato e dall’altro provare a dare un contributo determinante a salvare i gioielli di famiglia dell’apparato industriale veronese, per consentire ai nostri figli di avere un futuro. Infine occorre accelerare l’apertura delle vertenze per la carta rivendicativa perché questo apre fratture tra Confindustria e i suoi aderenti, le imprese, messe dal proprio sindacato di fronte alla scelta se applicare il CCNL separato aprendo conflitti coi propri lavoratori perdendo denaro, o mandare a quel paese Confindustria e non applicare quel ccnl separato che sarebbero per statuto obbligate ad applicare. In conclusione, credo che tutti questi ultimi argomenti territoriali, debbano essere riassunti in un documento politico che impegni la struttura, ogni dirigente, ogni delegato ed iscritto a muoversi per promuovere le rivendicazioni con un’opera informativa estesa e generalizzata, sostenuta con iniziative eclatanti ad opera di questo direttivo fino ad arrivare ad una iniziativa generale provinciale della quale mi auguro la Cgil colga la necessità. Attenzione però. La Fiom deve partire lo stesso! Il tempo è quasi scaduto!

giovedì 11 aprile 2013

VI RICORDA QUALCUNO? EPPURE E' STORIA!

"Mi hanno proposto un'alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito politico. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni... invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi... chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico...noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E' un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..." Adolf Hitler (1932)

martedì 5 marzo 2013

LA NOSTRA PAURA PIU' PROFONDA

"La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.  La nostra paura più grande è che siamo potenti al di là di ogni misura.  È la nostra luce, non il nostro buio che ci spaventa.  Ci domandiamo: “ Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento,      favoloso?”  In realtà chi sei tu per non esserlo? Tu sei il figlio dell’universo.  Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.  Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano  insicuri intorno a noi. Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.  Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi.  Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.  E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere noi, inconsciamente, diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.  Quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.    Nelson Mandela

mercoledì 26 dicembre 2012

GENERAZIONE DEL NULLA

Mi chiedo, vi chiedo: ma che razza di generazioni amorfe ci ritroviamo? Guardo i nati tra gli anni settanta ed ottanta. Li osservo con curiosità e non mi dicono nulla. Orde di bambini mai cresciuti, adolescenti quarantenni. Schiere senza passato, incapaci di costruirsi il futuro. Vagano nell'Ade del presente trascinandosi appresso fardelli fatti di nulla. Quel nulla riempito di futilità, di inedia, di rabbia soffocata negli sballi e nei bagordi buoni per ventenni ancora imberbi e non per uomini e donne adulti e consapevoli. Sono la generazione di mezzo, quella buttata al macero. Quella sacrificata sulle are insaguinate del consumismo più sfrenato. Quella dell'opulenza fatta di effimero e di illusioni. Quella della dissolutezza e della dissennatezza. Quella con le spalle coperte dalle rivoluzioni costate vite nel passato che garantiscono certezze che loro danno per scontate. Quella della sterilità procreativa, della fuga dalle responsabilità. Quella cieca di fronte alle opportunità; quella stolta e codarda di fronte alle scelte importanti della vita. Quella della scarsa autostima, della bassa lungimiranza. Quella dell'io e non del noi, quella del tutto e subito e non del poco per volta. Quella della fuga e non della rincorsa; quella della precarietà dei sentimenti che proclamano naturalmente caduchi, effimeri, transitori, instabili, quindi revocabili, così come precaria ed instabile è la concretezza della loro esistenza, anch'essa sostanzialmente revocabile. Generazione a termine come un contratto di lavoro. I giochi sono finiti: o c'è uno scatto di reni oppure il sipario si chiuderà su di loro facendoli sparire nel nulla. Fabio Pozzerle