sabato 31 dicembre 2011

IL DEBITO: CAMERA DI ESPANSIONE DIVENUTA CAMERA A GAS

IL DEBITO:CAMERA DI ESPANSIONE DIVENUTA CAMERA A GAS Parole,parole,parole, queste parole maledette che ci fregano sempre! A proposito: grazie Gelmini per averci resi ancor più ignoranti di quanto già eravamo. Oggi Monti spiega che saranno adeguati i valori catastali al valore di mercato. Beh, sapete cosa penso? Penso che sia una idiozia assoluta! Servirà a fare cassa? Certo che sì! E giù tutti a plaudire al nuovo leader di livello europeo. Che ipocriti. Prima ci hanno spinti per anni a confondere “ricchezza” con “ricchezza percepita” (Sociologi, vi siete bevuti il cervello pure voi, eh!?) che è la stessa differenza che passa tra l’esser ricchi ed il sentirsi ricchi e ora ci chiedono di pagare le tasse calcolate su una ricchezza inesistente. Il problema vedete, non è mai stata la crescita del benessere in sé. Dai disastri come quello della 2° guerra mondiale, non si può far altro che ripartire e risalire. Ma è una ovvietà filosofico/matematica! Il vero problema è l’avidità dell’uomo che esiste da sempre, basta leggere la storia. Accade, cioè, che l’avidità spinga l’uomo a voler accelerare la crescita per soddisfare, in una sola generazione, i bisogni di molte altre generazioni a venire, gettando figli, nipoti e pronipoti nella miseria (a tal proposito, non accetto morali cattoliche visti i personaggi; da don Verzè (pace all'anima sua, apprendo ora, a Marcinkus). E se ci sono di mezzo i soldi, i “schei”, l’accelerazione diventa esponenziale. Così ci hanno cominciato a plagiare facendoci annusare le banconote. Bastava che le avessimo in mano e tanto ci bastava per sentirle già nostre. Restituirle non era un problema che ci si poneva. “Tanto avrei lavorato e guadagnato sempre di più” e sarebbe stato un di più senza alcun termine. Se tu guadagni 1.000€ al mese avrai una ricchezza di 1.000 euro al mese: semplice e lineare, no!? Ma se accendi 10 prestiti da 10.000€ l’uno che restituirai in 100 rate mensili da 100€ l’una, ti sentirai ricco come se guadagnassi 10.000 €/mese perché potrai permetterti di avere gli stessi beni di chi, quei 10.000, li guadagna per davvero! Ecco il trucco che ci ha fregati. Usando il debito come camera di espansione, ci hanno permesso di sentirci tutti più ricchi. Un sistema fatto in questo modo, applicato a milioni di persone aveva bisogno di una camera di espansione collettiva e di metri di misura collettivi. Il debito pubblico è quella camera collettiva cosi come il debito privato lo è per il singolo cittadino; il prodotto interno lordo equivale alla ricchezza percepita e il lavorar di più per guadagnar di più, equivale al rapporto debito/Pil. Non so se avete colto la verità contenuta in quanto ho appena scritto. Parlando in termini materiali ma matematici, la nostra ricchezza complessiva come paese è pressoché uguale a zero! Allo stesso modo, se possiedo una casa che vale 100.000€ ma l’acquisto chiedendone in prestito 100.000 alla banca, quanto sono ricco? Sono di fatto povero in canna ma affettivamente convinto che quella casa valga una vita intera! Ergo, ci stanno tassando su ciò che avevamo perduto, i sentimenti, le emozioni, perché di materiale non possediamo più nulla! Così quel debito divino (altro che sovrano!) si trasforma, oggi, da camera di espansione a camera a gas.

lunedì 26 dicembre 2011

LA PROPRIETA’: DA FURTO COMUNISTA A DEUS EX MACHINA LIBERISTA (PARONI A CASA NOSTRA!)

LA PROPRIETA’: DA FURTO COMUNISTA A DEUS EX MACHINA LIBERISTA (PARONI A CASA NOSTRA!) Solo un popolo adolescente e poco acculturato come il nostro può avere una così gran confusione in testa sul concetto di proprietà. Non pretendo che sia una verità il fatto che la proprietà privata non esista o sia un furto ma nemmeno che si possa esser proprietari di tutto. Si può essere proprietari, “paroni”, di casa nostra, di un terreno, di una macchina, di qualsiasi oggetto ma non si può essere proprietari, cioè “paroni”, di chi possiede una personalità. Un cittadino di una certa cultura possiede quell’autonomia intellettuale che gli consente di prendere coscienza di sé e di non considerarsi proprietà di nessuno. Noi invece abbiamo nelle nostre radici, nei nostri geni ancora la mentalità feudale del mito del padrone. Ci sentiamo tranquilli se ne abbiamo uno oppure, l’esser padrone, rappresenta un mito ed una meta per sopperire, col bisogno di potere, all’ignoranza profonda che in genere abbiamo e che ci impedisce di trovare anche le parole più semplici per affermare l’autonomia del nostro essere. Allo stesso modo delle personalità proprie, però, non si può essere proprietari e nemmeno paroni, delle personalità giuridiche. Cioè si può essere proprietari di tutto ma non di un soggetto di diritto, sia che si tratti di una persona, sia che si tratti di un’azienda. E questo è il punto! Un’azienda è una macchina di proprietà della collettività che serve a produrre ricchezza e a distribuirla. Quella macchina, per funzionare, ha bisogno di due cose: i capitali da un lato e il lavoro dall’altro. Quella macchina è un elemento prezioso da tutelare ad ogni costo, anche dalla mala gestione che ne dovessero fare gli amministratori i quali non sono e non saranno mai proprietari, “paroni”, dell’impresa né tantomeno della forza lavoro. Quell’azienda è proprietà della collettività e quindi controllata a vista dallo Stato, che già oggi la può togliere agli amministratori incapaci, ma che non ci sarebbe nulla di male se la gestisse direttamente magari per impedire che quel patrimonio sia disperso a causa di una classe dirigente incapace ed evitare che, domattina, l’Italia possa magari risvegliarsi scoprendo di non potersi più chiamare potenza industriale perché le industrie non ci saranno più! Nazionalizzare non è una bestemmia! E’ una necessità se non un dovere farlo per uno Stato, almeno su ciò che si ritiene strategico per la nazione, quando si deve salvare l’interesse nazionale che significa, in questo momento, salvare il popolo dalla crisi.

giovedì 22 dicembre 2011

DATEMI 5 MINUTI E VI AZZERO IL DEBITO (ELOGIO ALLA FOLLIA)

DATEMI 5 MINUTI E VI AZZERO IL DEBITO (ELOGIO ALLA FOLLIA) Ma veramente ancora credete alla favola del debito “sovrano”? Se facciamo parlare i luminari della finanza e dell’economia sicuramente vi parleranno di ricette roboanti, fantasmagoriche e complicatissime che necessitano di grandi sacrifici. Se faccio parlare la FILOSOFIA più spiccia, ne ricavo una ricetta semplicissima. Talmente semplice che diranno essere folle. Pazienza: stamattina elogerò la follia! Sappiamo che il 30% del debito pubblico è in mano a banche italiane o direttamente oppure tramite fondi di loro proprietà. Cioè lo Stato è debitore verso le banche e le banche sono creditrici verso lo Stato. Immaginiamo di vivere nel paese dei folli e che presi dalla follia domattina decidiamo che tutti questi sacrifici che Monti chiede agli italiani possano servire per pagare agli azionisti di banche, assicurazioni e istituti finanziari in genere, la liquidazione delle quote azionarie possedute pagandole il 120/150/180% del valore delle azioni. Lo faccio perché lo Stato dei folli ha deciso di rivendicare la sovranità nazionale (roba di destra), per nazionalizzare le banche (roba di sinistra). Quei folli sono talmente folli da tenersi quelle banche per 5 minuti cioè il tempo utile per fare un’operazione matematica molto semplice. Siccome acquistando le banche ne divento proprietario, per 5 minuti sarò debitore e creditore di me stesso allo stesso momento. Faccio una somma algebrica laddove, se assegno -1 al debito e + 1 al credito, dalla somma otterrò zero! Proviamo? -1+1=0: cavolo è vero! Facciamo la riprova? +1-1=0: cavolo fa’ ancora zero! Sono passati 5 minuti? Nooo!? Bene! Allora abbiamo ancora il tempo di riassegnare, agli stessi detentori dei titoli azionari di prima, le stesse quote azionare anche a prezzi di saldo perché, nel frattempo, lo Stato dei folli si sarà liberato da una marea di debiti. Ai pazzi cittadini che per uno slancio di follia estrema si erano messi, a milioni, a riempire le piazze e ad assediare i palazzi del potere per chiedere ai governanti di non venir meno al giuramento fatto alla follia, lo Stato dei folli aveva potuto restituire i soldi dei sacrifici chiesti perché, nel frattempo, il debito aveva perso la sovranità che tornava finalmente nelle mani del popolo.

domenica 18 dicembre 2011

LA PRESA IN GIRO: IL DEBITO

Ieri lo faceva il “tre monti”, oggi lo fa il “monti” ma di un numero indefinito! Ci stanno prendendo in giro co’ sta storia del debito! Ma come, non ci avete ancora pensato? Forse siete troppo impegnati a fare dell’altro? Ad esempio a farvi i fatti vostri? Ma non l’avete capito che così vi fregano? Vi fregano con le parole! Ma mica con quelle difficili sapete? Proprio no! Loro ci dicono semplicemente la verità, perché ce la dicono, e noi crediamo alla menzogna. Non sono loro gli astuti: siamo noi gli stolti! Alias: pirla, mona (al nord); oppure babbi (al sud), se volete. Ci dicono che il problema che abbiamo è quello che il debito “sovrano” è troppo alto. Presa alla lettera, significa che a governare l’Italia è un sovrano che si chiama debito anche se a me risulta che la sovranità sia di qualcun altro. Poi ci spiegano che dobbiamo fare sacrifici. Cavolo, direbbe mio nonno, qui bisogna risparmiare per accantonar denaro per ripagare il debito! Ergo dobbiamo tassarci per fare quello che hanno detto ma che noi, nella nostra logica, la logica di mio nonno, crediamo d’aver sentito. Cioè noi crediamo di tassarci per pagare il debito che significherebbe ridurre la forza dell’attuale sovrano, ma loro, in realtà, non l’hanno mai detto! Hanno sempre detto che lo dobbiamo fare per …. dare maggiori garanzie al Fondo monetario internazionale perché così ci prestano altri 600 Mld di €, facendo diventare quel sovrano più potente. Il risultato è che il debito aumenta: o no!? Mentre l’altro sovrano, quello vero, lo STATO, lo accusano di essere troppo costoso e che quindi si deve ridimensionare, ridimensionando così la propria SOVRANITA’. E noi la beviamo. Nemmeno ci stiamo accorgendo che siamo oramai vicini al punto di poter dire che: L’Italia è una repubblica oligarchica fondata sulla finanza. La sovranità appartiene al debito che la esercita entro i limiti e le norme stabilite dalle banche.