mercoledì 26 dicembre 2012

GENERAZIONE DEL NULLA

Mi chiedo, vi chiedo: ma che razza di generazioni amorfe ci ritroviamo? Guardo i nati tra gli anni settanta ed ottanta. Li osservo con curiosità e non mi dicono nulla. Orde di bambini mai cresciuti, adolescenti quarantenni. Schiere senza passato, incapaci di costruirsi il futuro. Vagano nell'Ade del presente trascinandosi appresso fardelli fatti di nulla. Quel nulla riempito di futilità, di inedia, di rabbia soffocata negli sballi e nei bagordi buoni per ventenni ancora imberbi e non per uomini e donne adulti e consapevoli. Sono la generazione di mezzo, quella buttata al macero. Quella sacrificata sulle are insaguinate del consumismo più sfrenato. Quella dell'opulenza fatta di effimero e di illusioni. Quella della dissolutezza e della dissennatezza. Quella con le spalle coperte dalle rivoluzioni costate vite nel passato che garantiscono certezze che loro danno per scontate. Quella della sterilità procreativa, della fuga dalle responsabilità. Quella cieca di fronte alle opportunità; quella stolta e codarda di fronte alle scelte importanti della vita. Quella della scarsa autostima, della bassa lungimiranza. Quella dell'io e non del noi, quella del tutto e subito e non del poco per volta. Quella della fuga e non della rincorsa; quella della precarietà dei sentimenti che proclamano naturalmente caduchi, effimeri, transitori, instabili, quindi revocabili, così come precaria ed instabile è la concretezza della loro esistenza, anch'essa sostanzialmente revocabile. Generazione a termine come un contratto di lavoro. I giochi sono finiti: o c'è uno scatto di reni oppure il sipario si chiuderà su di loro facendoli sparire nel nulla. Fabio Pozzerle

giovedì 5 gennaio 2012

MAFIA: in memoria di Peppino Impastato

MAFIA: Peppino diceva che la mafia è una montagna di merda. Sì, aggiungo io, una montagna che parte dalla Sicilia e arriva fino all’Alto Adige. Una montagna che corre da est ad ovest (da Bardonecchia ad Otranto); da ovest ad est (da Trieste a Sant’Antioco in Sardegna). Una montagna che attraversa tutto il paese. Una montagna che lo penetra in ogni luogo sia esso ricco, sia esso povero; sia in città, sia nei piccoli borghi; sia nelle pianure, sia sui monti che si chiamino Alpi o Appennini. La mafia è dovunque perché è dentro ciascuno di noi e ci segue ovunque noi siamo. La mafia non è solo una cosa che spara e traffica droga. La mafia è un atteggiamento, un modo di comportarsi, un modo di fare. Cosa c’è? Vi da fastidio quello che dico? Facile parlar di mafia e di mafiosi quando si parla degli “altri”: i terroni. Eppure guardatevi intorno. Io lo faccio; mi guardo intorno e vedo corruzione ed immoralità da parte di molti ed indifferenza acquiescente di molti altri. Accade che la brama di potere e di ricchezza porta ad una irresistibile pulsione individualista. Questa porta verso una necessità di badare da soli al mondo personale che individualmente ci si costruisce, sgomitando per avere un rapporto esclusivo col singolo amministratore che garantisce così favori in cambio di altri favori. Di favore in favore si arriva a sentirsi obbligati. Obbligati verso l’altro che ricambia col sentirsi, a sua volta, obbligato. Questo vincolo reciproco scende lentamente verso un vulnus ricattatorio reciproco, profondo, sottile e diffuso. Talmente diffuso da non essere visto. Di favore in favore, di obbligo in obbligo, di ricatto in ricatto, finisce che, per far fronte a tutti quegli impegni reciproci, si arriva a devastare interi territori. Territori come quello veneto, ad esempio, divorato dal cemento delle migliaia di fabbrichette, di casette, di depositi agricoli finti; di ampliamenti e cambi d’uso che “sfuggono” all’amico geometra comunale o al vigile urbano; di zone edificabili che continuano a nascere o scomparire sui piani regolatori a seconda del proprietario dei terreni o per favorire le imprese “vicine” all’amministrazione comunale. Dei piccoli favori si sa ma non si dice perché… non conviene. ”Lascia stare, fai finta di non avere visto o sentito. Non denunciare perché non si sa mai che anche tu ne possa aver bisogno, dell’appoggio di quello li”. Come lo chiamereste voi quest’atteggiamento? Omertoso? E un sistema basato sui favori reciproci? Corrotto, forse? E la cricca dei poteri forti che opera per avere assegnato un appalto, un lotto edificabile; per avere precedenza nel disbrigo delle pratiche o nell’ottenere dei finanziamenti? Malaffare? O, forse, lo dovremmo chiamare atteggiamento mafioso e quindi mafia? Peppino, avevi ragione a dire che la mafia si può sconfiggere. L'unica cosa che ti ha sconfitto e' stata la solitudine che si fece attorno a te. Sei stato un eroe, e' vero. Ahimè sei stato "solo" un eroe, aggiungo, perché purtroppo tali si diventa dopo esser morti, soli come cani, per l’ignavia di molti altri. La mafia si può vincere solo se a combatterla c'e' un esercito di dissidenti che disobbediscono alle sue leggi, da Bolzano a Lampedusa; da Bardonecchia ad Otranto. Non e' un problema della sola Sicilia!! La mafia e' ovunque attorno a noi. E' un atteggiamento; un modo di comportarsi, di porsi. Da nord a sud, in troppi si comportano da mafiosi e in troppi accettano quel comportamento. La mafia, ripeto, e' dentro tutti noi. O cambiamo caratterialmente come italiani oppure la mafia non si sconfigge. Questo e' il punto di partenza.