mercoledì 26 dicembre 2012

GENERAZIONE DEL NULLA

Mi chiedo, vi chiedo: ma che razza di generazioni amorfe ci ritroviamo? Guardo i nati tra gli anni settanta ed ottanta. Li osservo con curiosità e non mi dicono nulla. Orde di bambini mai cresciuti, adolescenti quarantenni. Schiere senza passato, incapaci di costruirsi il futuro. Vagano nell'Ade del presente trascinandosi appresso fardelli fatti di nulla. Quel nulla riempito di futilità, di inedia, di rabbia soffocata negli sballi e nei bagordi buoni per ventenni ancora imberbi e non per uomini e donne adulti e consapevoli. Sono la generazione di mezzo, quella buttata al macero. Quella sacrificata sulle are insaguinate del consumismo più sfrenato. Quella dell'opulenza fatta di effimero e di illusioni. Quella della dissolutezza e della dissennatezza. Quella con le spalle coperte dalle rivoluzioni costate vite nel passato che garantiscono certezze che loro danno per scontate. Quella della sterilità procreativa, della fuga dalle responsabilità. Quella cieca di fronte alle opportunità; quella stolta e codarda di fronte alle scelte importanti della vita. Quella della scarsa autostima, della bassa lungimiranza. Quella dell'io e non del noi, quella del tutto e subito e non del poco per volta. Quella della fuga e non della rincorsa; quella della precarietà dei sentimenti che proclamano naturalmente caduchi, effimeri, transitori, instabili, quindi revocabili, così come precaria ed instabile è la concretezza della loro esistenza, anch'essa sostanzialmente revocabile. Generazione a termine come un contratto di lavoro. I giochi sono finiti: o c'è uno scatto di reni oppure il sipario si chiuderà su di loro facendoli sparire nel nulla. Fabio Pozzerle